Basta solo parlare

“Mi sento di condividere solo una cosa.

Ero a Firenze in questi giorni, per lavoro, per la cronaca della vicenda Astori.
Ieri, dopo le prime manifestazioni dei giorni scorsi, mentre ero in Piazza Santa Croce, un senegalese, giovane e tranquillo, si avvicina e mi chiede se sono italiano. Cerca di spiegarmi che lui, in Senegal, è un laureato in fisica e che qui non trova lavoro, quasi a chiedermi come fare. Rimango spiazzato e senza tante parole. Gli spiego, o cerco di farlo, che c’è un problema, che è difficile anche per me, che comunque ho una laurea in scienze della comunicazione e, forse stupidamente, dicendo che la mia laurea vale meno della sua, che anche io ho difficoltà a trovare la sistemazione lavorativa migliore.
Come molti in Europa o nel mondo.

Non smetto mai, però, di sentirmi in qualche modo più fortunato di lui.
Ma in maniera sbagliata, come se non essere immigrato, di colore o straniero, mi avvantaggiasse già in partenza.

Mi fermo a parlare con lui e gli chiedo delle manifestazioni che ci sono state, per sapere se era presente e se ci sarà sabato. Risponde di sì, come se fosse una cosa naturale, perché non è giusto che arrivi uno che così, senza motivo, spara ad un suo connazionale scegliendo a caso. E lo uccide.
Poi mi conferma che sabato sarà più tesa, che sarà un evento nazionale.

Gli rispondo che forse questa volta è stato un pazzo, in fondo nemmeno così convinto di quello che stavo dicendo. Gli rispondo che comunque c’è un problema serio in questa nazione. Perché secondo me c’è davvero un problema serio.
Gli chiedo scusa, perché mi sembrava giusto, e tengo a precisare che io la penso in maniera diametralmente opposta a chi fa del razzismo una propria ragione di vita. O anche solamente di chi sottovaluta o non cerca di capire come mai, fra tanti, si spara sempre sul diverso, mediaticamente o, purtroppo, anche fisicamente.

Alla fine finisce tutto in un sorriso e un abbraccio. E in un “in bocca al lupo” reciproco.

Basta solo parlare!”

Paolo Tani – giornalista freelance

(Illustrazione di #carlabru)

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Idy Diene, questo è il nome dell’uomo che stamani ha perso la vita sotto gli spari ripetuti di una pistola, per strada, senza un perché. O forse no, forse un perché c’è.

Chi va sul profilo facebook dell’uomo che stamani ha assassinato un senegalese nel pieno centro di Firenze vedrà immagini di fucili, gattini, pistole. Oltre a qualche battuta sull’Isis e alla rivendicazione del così detto “diritto alla legittima difesa”.

Ecco cosa significa permettere alle persone di armarsi. Anche in questo caso si tratta probabilmente di un omicidio che ha a che fare con il razzismo. Se anche l’omicida fosse uscito di casa con l’intenzione di suicidarsi – come ha dichiarato – cambiando poi proposito e cercando una vittima da colpire, non è strano che il mal capitato fosse per l’appunto un africano? Presumibilmente, nella testa dell’assassino, la vita di un africano ‘valeva meno’ della vita di un bianco, quindi era più facile da sacrificare, così deve aver ragionato. (Tommaso Fattori – facebook).

La povertà, la disperazione dell’uomo che ha assassinato Idy l’ha portato ad un gesto estremo verso un altro uomo.

Era scontata, e a mio avviso giusta, la reazione di protesta della comunità senegalese, che vede piangere di nuovo un suo connazionale a Firenze. Per altro Idy risulta legato a Samb Modou, uno dei 2 senegalesi uccisi 7 anni fa (era il dicembre 2011) sempre a Firenze, a Piazza Dalmazia (fonte: Redattore Sociale).

Pape Diaw, per anni referente della comunità del Sengal a Firenze e attivista per i diritti dei migranti, sfoga la sua rabbia davanti ai connazionali e ai giornalisti: “Dicono che non c’è un movente razziale? Ma di tutte le persone, come mai ha beccato un nero? Qui un bianco ha preso la pistola e ha ammazzato un nero e mi dicono che non è razzismo. Ditemi voi cos’è?”. (fonte: Repubblica TV)

Il corteo di trecento senegalesi è partito da Ponte Vespucci (VIDEO) arrivando fino a Piazza Signoria dove  hanno avuto un incontro sotto Palazzo Vecchio con l’assessore al welfare Sara Funaro e l’imam Izzedine Elzir. Poi sono ripartiti, diretti verso la stazione di Santa Maria Novella. Pare che in questo frangente ci siano stati dei danni ad alcuni vasi e motorini. Ovviamente c’è chi non ha perso tempo a sottolineare questo lato della medaglia che ha aizzato una serie di commenti xenofobi della peggior specie. Lungi da me il giustificare i danneggiamenti, che non sono mai giustificabili, vorrei che la gente si fermasse a pensare al sentire dell’altro. Alla rabbia e alla paura che possono aver provato queste persone nel sentirsi di nuovo sotto la mira dell’ennesimo folle. (Se non vi riesce tanto bene, potete guardare questa intervista, magari vi aiuta!) A cosa comportano la rabbia, la divisione, la xenofobia e la paura dell’altro. Vorrei che la gente si fermasse a pensare se è questo il mondo che vogliono lasciare ai loro figli!

Quando l’odio e la frustrazione assalgono una persona sembra, ormai, quasi automatico scagliarsi contro chi è, ogni giorno, indicato come causa di questi mali. Così questo episodio mette in luce le responsabilità politiche di chi in questi anni di crisi, d’impoverimento e di sempre maggiore sfruttamento, ha fatto delle emergenze e della paura le leve con cui rompere legami di solidarietà e permettere, in nome della “sicurezza” e della “lotta al degrado”, di far crescere sentimenti di odio e d’egoismo. Di alimentare, quindi, la guerra tra lavoratori, tra disoccupati, tra quelli che loro amano definire gli “indesiderabili”. Ed è così che stamani è morto un altro dei nostri, un lavoratore. (fonte: CPA Firenze Sud)

Quello che voglio sperare è che questa ennesima morte sia l’ultima e che porti la gente a riflettere su quanto sia necessario ricominciare a stringere rapporti sociali, su quanto la xenofobia e l’egoismo non siano soluzioni adeguate ai problemi che ci troviamo ad affrontare ogni giorno. Su come sia importante creare una rete capace di stare accanto ai più deboli in modo da far sì che non si ripetano gesti folli.

Ciao Idy, che la terra ti sia lieve.

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Firenze è a Sanremo con un giovane Baglioni

Anche se anche voi, come me, non ne potete più del Festival, e magari ieri sera non eravate puntati su quegli schermi, vi sarete persi “il congiuntivo”. La geniale canzone di Lorenzo Baglioni accompagnato dagli studenti per caso.

Ecco, se non volete essere rimandati a settembre da tutti i vostri amici, potete rimediare subito seguendo questo link:

Sanremo2018 – Lorenzo Baglioni – Il congiuntivo

Il Bookclub compie 4 anni

Sabato scorso (3/2) il Bookclub ha compiuto 4 anni. Per l’occasione siamo stati alla Bottega di PasticceriaBottega di Pasticceria per un the e biscotti.

Eravamo tantissimi! Gli storici del Bookclub e tanti nuovi amici che spero torneranno a trovarci ai prossimi eventi.

Per me è stato molto emozionante, perché quando ho cominciato questo percorso, 4 anni fa, ci sono stati momenti di alti (8-10 persone) e bassi (3 persone) e mai avrei pensato di arrivare a 15 come è stato nell’ultimo anno… Figurarsi a 25 come è accaduto sabato!!!

Gli spunti sono stati tanti e il tempo un po’ tiranno (sigh) vi lascio con alcuni commenti degli intervenuti.

Volevo però prima ringraziare Valentina Piccini per la preziosa collaborazione e Simone Bongi per le foto.

“Grazie a Francesca e alla sua inesauribile voglia di raccogliere libri e persone che lo amano. 4 anni di letture suggerite, condivise, consigliate. 4 anni di nuove e belle amicizie” (Valeria)

“Un segnale luminoso della mia vita Fiorentina degli ultimi anni è stato il Bookclub: una comunità reale nell’epoca delle community virtuali, basata sullo scambio di libri: scambio fisico di libri in carta pagine e scambio di informazioni e di pareri sull’ultimo volume letto. Negli anni questa comunità è cresciuta, oggi ha compiuto 4 anni, ed è bello poter dire che non si è trattato solo di libri ma di persone. Belle persone con le quali sono nate amicizie, belle persone con cui è ancora più bello trovarsi, ora che non vivo più qui.” (Marina)

“Questo gruppo regala grandi gioie… grazie capa fra per averlo creato” (Samantha)

“Un pomeriggio diverso, estremamente gradevole ed interessante, in compagnia di ragazze e ragazzi straordinariamente cordiali, condividendo l’interesse – diciamo pure la passione (talora smodata) – per la lettura.
Un’occasione unica di condivisione e di arricchimento culturale e, soprattutto, umano.” (Simone)

“Grazie per l’organizzazione e l’ospitalità.” (Nicolò)

“Bravi e super lanciati i nostri novizi!!!” (Valentina)

Risorgimentemente pesce

Oggi sono stata ad un pranzo di compleanno a base di pesce. Un’ottima idea che devo dire la verità non è risultata nemmeno troppo dispendiosa. Difatti invece dei soliti ristoranti blasonati, la scelta è andata verso un circolo Arci nei pressi di Ponte alla Badia. Il circolo Il Risorgimento.

Attenzione! Trovarlo non è del tutto facile, quindi tenterò di darvi qualche indicazione: si trova in Via Faentina vecchia (che si prende dalle Cure o dalla Bolognese). Va preso lo svincolo per Fiesole e dopo il semaforo si deve girare a sinistra ma subito dopo aver passato il ponte.

Bene, se non vi sarete persi, vi troverete in questo posto luculliano in cui i piatti di pesce abbondano.

Noi essendo molti abbiamo optato per un bel mix di antipasti che includeva impepata di cozze, cozze ripiene, carpacci vari, polentine con vari accompagnamenti di pesce, acciughe fritte. Tutto ottimo! Tant’è che nonostante fossero in abbondanza non ce la siamo sentita di fare avanzare niente.

Per i secondi abbiamo preso un tris: spaghetti allo scoglio, gnocchetti al granchio, pappardelle zucca gialla e baccalà. Si questi li scoglio è quello che ha riscosso maggior successo.

Pochi coraggiosi non sono riusciti a dire di no ad un fritto di pesce, di cui io ho assaggiato solo un pezzo per gola.

Infine i dolci: panna cotta, cheesecake, tiramisù, zuppa inglese.

Il conto finale è stato una bella sorpresa: 28€ a testa comprensivo di vino in abbondanza, caffè ed ammazza caffè.

Stra consigliato!

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Circolo Arci Il Risorgimento – Ponte alla Badia

Via Faentina, 6, 50133 Firenze FI
055 599568

Firenze Longform

Avete mai partecipato a un match di improvvisazione teatrale? Se una volta almeno vi è capitato saprete quanto possa essere divertente vedere le squadre che si scontrano a suon di battute e fantasia. Ma il match non è l’unico format di improvvisazione teatrale: esistono anche le longform.

La longform di solito consiste in due attori che recitano a braccia basandosi su uno spunto dato dal pubblico, ma soprattutto sulla loro fantasia.

Ieri ho partecipato come pubblico alla mia prima longform: “Who’s Luigi?” di Firenze longform. Chi fosse Luigi alla fine non l’abbiamo capito, però il divertimento non è mancato. 

Si trattava di una longform in parte musicato in cui la parola chiave scelta del pubblico è stata “fungo” 🍄
Sul palco il fiorentino Andrea Mitri e il romano Tiziano Storti della compagnia gli Appiccicaticci. Al piano, invece, Alessio Granato. Spettacolo davvero divertente ma anche toccante in alcune parti, giusto per sottolineare che Impro non è per forza solo risate. La voce di Tiziano è stata qualcosa di strepitoso sia nel cantato sia in alcuni dei personaggi. Incredibile!

Vi consiglio di seguire la pagina di Firenze longform per non perdere i prossimi appuntamenti.

American brunch

Una delle cose che amo fare quando sono in ferie è andare a fare un Brunch. Di solito le opzioni che prendo in considerazione sono due: o Le vespe o The Diner. Oggi le vespe erano chiuse e quindi io e i miei amici ci siamo diretti al Diner. (Comunque delle Vespe vi parlai 4 anni fa, quando lo scoprii)

“The Diner” è abbastanza famoso Firenze in quanto è il primo diner in stile americano ad aver aperto qui (nel 2004). Nonostante sia nascosto e non proprio sulla via principale, è meta  di molti turisti, soprattutto americani. E questo è significativo rispetto alla veridicità del prodotto offerto.

Il menù è molto ricco e oltre ai pancake e alle colazioni ci sono muffin, scones, hamburger, insalate…


Con i miei amici oggi ci siamo buttati sulla tipica colazione anglofona, con English breakfast, Combo breakfast, French toast e Pancake come se piovessero. Il tutto accompagnato dall’immancabile American coffee. Era tutto di ottima qualità e infatti abbiamo fatto anche bis. 


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The Diner

Via dell’acqua, 2 – Firenze